TEMPO DI LETTURA: 5 MINUTI

La mente crea la Natura svela il mistero dei confini

Si sente spesso parlare della capacità di stabilire dei confini relazionali sani, quell’attitudine di delimitare il nostro spazio, quell’area che definisce i contorni che ci proteggono psicologicamente e definiscono la differenza tra IO e TU. Li chiamano “marcatori di identità”: io sono questo, arrivo fino a qui, non mi invadere, rispettami. Capita che quando qualcuno invade o non rispetta questi “confini”, entrando nello spazio personale chiamato intimo, il corpo reagisce immediatamente: si irrigidisce, sentiamo una stretta allo stomaco, incrociamo le gambe oppure percepiamo un senso di fastidio o disagio emotivo come per esempio la rabbia. Queste posso essere alcune delle reazioni che attiviamo per difendere il nostro spazio e noi stessi.

Ma cosa sono i confini? Che significato gli diamo? Dove nascono? Quando delimitiamo il nostro spazio vitale? Che emozione sottende la creazione dei confini?

Queste domande trovano risposta uscendo dalla mente razionale, controllante e discriminante che tende a dare una spiegazione logica a tutto ciò che ci accade. Se osservo l’esperienza con apertura stando in ascolto, posso comprendere che i confini non esistono nella realtà, sono una creazione della mia mente come strumento di difesa nei confronti della PAURA.

Andando a passeggiare nei boschi e osservando la Natura, grande maestra, possiamo notare che nella realtà i confini non esistono: hai mai visto un bosco o un prato delimitato se non per l’intervento dell’uomo?  Gli uomini hanno creato confini per delimitare le proprietà per difendersi dagli attacchi nemici, per tutelare ciò che era ed è proprio da ciò che non lo è. I confini sono uno strumento egoico per difendere il potere dell’uomo, per evidenziare la nostra superiorità rispetto ad altri. In natura non troverete nessun confine! La natura non giudica, non controlla, non ha paura di perdere la sua essenza o il suo potere. Semplicemente fluisce al flusso della vita, non si preoccupa che qualcuno possa deturparla della sua stessa natura. La natura semplicemente E’.

Coltiva la tua consapevolezza, porta attenzione alle situazioni in cui ergi dei muri, delimiti i tuoi confini  e osserva l’emozione che arriva a coscienza e genera questo tuo bisogno.

Delimitare lo spazio vitale non è né giusto né sbagliato. Se ne senti la necessità fallo pure ma SII CONSAPEVOLE. A volte i confini possono proteggere ma altrettante volte possono ridurre il campo delle possibilità. Anche se la vita ti ha portato a vivere esperienze traumatiche, che hanno generato dolore, ricorda che non tutte sono uguali, non giudicare tutte le esperienze come tali. Rimani aperto a ciò che la vita ti offre. Non catalogare le esperienze simili come negative.  RIMANI APERTO, la vita è l’offrirsi, il darsi, l’arrendersi è l’amore incondizionato…senza limiti, SENZA CONFINI!

Osserva la PAURA vivila, attraversala, assaporala ti accorgerai che piano piano si dissolve lasciando spazio ad altro. Percepirai come sia un fattore mentale, nulla di reale!

ESERCIZIO

Occorrente:

  • colla
  • forbici
  • 1 foto
  • pennarelli o pastelli
  • frammenti di materiali riciclati
  • un foglio bianco
  • post-it

Prenditi uno spazio per sperimentarti; prendi una tua foto e il foglio bianco e incollala al centro del foglio ( ritagliate solo la vostra immagine); se non possiedi una foto scrivi IO al centro del foglio.

Disegna un cerchio attorno alla tua foto alla distanza che desideri ( quel cerchio sta a rappresentare i tuoi confini, il tuo spazio privato) e  decoralo con il materiale di riciclo ( servono pezzi piccoli).

Pensa alle persone che fanno parte della tua vita e scrivi il loro nome sui post-it e appiccicali attorno alla tua foto, chi al di qua e chi dal di là del confine che hai disegnato.

Al termine della tua esperienza, osserva il risultato.

Questo esercizio ti permette di rappresentare i confini che metti tra te e gli altri.

Che materiale hai scelto? Morbido, duro, impermeabile, continuo, alto o basso?

Queste osservazioni ti aiutano a diventare più consapevoli del tipo di barriera che protegge il tuo sé.

Siediti difronte alla tua opera e dedica qualche istanti alla pratica in silenzio, sii il testimone e l’osservatore.   Non giudicare, non etichettare, non interpretare, stai in silenzio e osserva cosa accade nel corpo, cosa senti, come lo senti, dove lo senti, cerca di essere il più dettagliato possibile nel descrivere le tue sensazioni.

Stai, osserva, ascolta…..accolgo tutto ciò che accade come parte di te!!!

Buona pratica!

Eleonora Dott.ssa Radici, Counselor Psicosomatico Integrato e Facilitatrice Mindfulness (MBSR)

TEMPO DI LETTURA: 3 MINUTI

Come la meditazione Mindfulness ci aiuta a non essere travolti dai nostri pensieri e a ritrovare calma e serenità.

Capita anche a te di passare da un pensiero all’altro senza accorgetene? Ti è mai capitato di percorrere un tragitto in auto senza sapere come sei arrivato a destinazione? Eri forse assorto nei 1000 pensieri? la mente saltava di qua e di là come se fosse impazzita?

Capitava spesso anche a me…si tratta della “mente scimmia”. Il Buddha la descriveva come un luogo pieno di scimmie ubriache che non smettono di urlare e richiamare la nostra attenzione. Le scimmie provano le stesse sensazioni dell’uomo e sono tra gli animali più emotivi presenti in natura. La mente umana funziona nello stesso modo di quella delle scimmie, con la differenza che ogni singolo individuo può decidere di intervenire sulla propria mente.

Siamo spesso travolti dalla miriade di pensieri e preoccupazioni che vagano nella nostra mente in maniera sconclusionata lasciandoci trascinare da questo vortice con la conseguenza che raggiungiamo stati di stress elevati, dimentichiamo gli appuntamenti o le cose da fare, siamo più inclini a subire degli incidenti perchè siamo poco attenti a ciò che facciamo e molto spesso ci sentiamo stanchi e spossati. La “mente scimmia” non porta da nessuna parte se non a complicarci la vita.

Secondo le teorie orientali ciò che si cerca di combattere finisce per persistere. La strada più efficace è quella di imparare a gestire la “mente scimmia” attraverso tecniche di meditazione come per esempio la Mindfulness, una pratica che ha origini nella psicologia Buddista, che ci aiuta a spogliare la nostra mente da tutto ciò che la tormenta.

La mindfulness ci aiuta a disinserire il pilota automatico accrescendo la nostra attenzione e consapevolezza. Possiamo iniziare a prenderci, ogni giorno, pochi minuti per stare con noi stessi, portando attenzione al respiro o alle sensazioni del corpo lasciando che i pensieri fluiscano lasciando libera la nostra mente. Non è importante quante volte la tua mente vaghi quello che puoi fare è riportarla costantemente al momento presente. La tua mente ti riporta costantemente nel passato e nel futuro ma con la pratica meditativa puoi riportarla nel qui e ora generando stati di calma e lucidità.

Non avere fretta, non farti travolgere dai mille pensieri, FERMATI,  ascolta il tuo corpo e il tuo respiro….ASCOLTA ciò che accade dentro e fuori di TE!

ESERCIZIO

Prendi una posizione comoda per te, che sia sulla sedia, su un cuscino o sul tappetino. Mantieni una posizione dignitosa mantenendo la schiena diritta ma non rigida. Puoi appoggiare le mani in grembo o sulle cosce. Mentre trovi la tua posizione fai qualche inspiro ed espiro lento e profondo. Dopo aver inspirato ed espirato per tre volte profondamente lascia che il tuo respiro ritorni al suo ritmo naturale.

Mentre pratichi la mente tenderà a vagare tra il passato e il futuro…NO PROBLEM…osserva, nota cosa sta accadendo e riporta gentilmente e delicatamente la tua attenzione alle sensazioni del corpo ( puoi aiutarti appoggiando una mano sul petto o sul ventre) o al tuo respiro. Osservalo, notane le caratteristiche, percepisci il punto in cui lo senti più vivido.

Prosegui in questo modo tutte le volte che la tua mente ti porta altrove.

Durante tutta la pratica non giudicarti, non cercare di controllare nulla, limitati ad osservare, prendi nota di ciò che accade, mentre accade, qualsiasi cosa sia.

Nel corso della meditazione ti accorgerai che la tua mente è più calma e il tuo respiro e sempre più lento e profondo.

Com’è andata?

Hai scoperto tanto sulla tua mente? Su di te? Bene ottimo lavoro!

Coltiva la tua consapevolezza tutte le volte che ne senti il bisogno.

Ricorda che per avere dei benefici la dedizione alla pratica è fondamentale.

Eleonora Dott.ssa Radici, Counselor Psicosomatico Integrato e Facilitatrice Mindfulness (MBSR)

TEMPO DI LETTURA: 5 MINUTI

Accade spesso durante la nostra esistenza che ci troviamo difronte ad atti ingiusti, persone che ci fanno del male, che ci recano danno, che ci fanno soffrire. La reazione istintiva, che ci è stata tramandata è occhio per occhio, dente per dente. Tu mi fai io ti restituisco e magari spesso anche con gli interessi. Questo tipo di reazione è dettato dalla mente razionale, meccanicistica, egoica che tende a volersi sentire superiore, credendo, illusoriamente, di salvare la sua identità. Se io prevalgo, se ho ragione, ESISTO!

Spesso si è sentito parlare di Perdono: perdona, perdonati!

Ma cosa è il perdono?

Il primo ad utilizzare questa parola fu Francesco D’Assisi scrivendo questa frase: «Beati quelli che perdonano per lo Tuo Amore».

Qualcuno sostiene che solo Dio può perdonare. Tuttavia anche l’uomo può decidere se farlo o meno quando vedrà nell’altro la sofferenza che cause le sue azioni.  Senza visione non può esserci perdono, potrà tutt’al più esserci distacco, allontanamento.

Perché tutti dicono che è un dono se è così faticosa?

 “Il perdono è un’arma potente, perché libera l’anima e rimuove la paura”, scriveva Nelson Mandela.

Il dono del perdono è la libertà. L’atto del perdono ci libera dalle ferite del passato per integrarle, farle nostre e riappacificarci. Esso è incondizionato: o perdono o non perdono. Se compio questo atto deve essere incondizionato, senza se e senza ma, arriva spontaneamente dal cuore ed esso non ha clausole ne condizioni, senza che l’altro lo meriti, lo chieda o lo sappia. Di certo non può arrivare dalla mente.

Quando qualcuno ci procura dolore abbiamo due strade: la vendetta ( anche ignorare è una forma di vendetta) o il perdono. La prima strada preclude la possibilità di una riconciliazione, non concede spazio per rinunciare all’odio o al rancore. Il perdono, di contro, implica la rinuncia alla rabbia, al risentimento e alla rivendicazione.

Se desidero che l’offesa non provochi dolore dovrò seguire la strada del perdono, spesso considerata come atto di debolezza al contrario rivela un senso di libertà, pace e leggerezza.

Il perdono è un PROCESSO DI CAMBIAMENTO, che a volte risulta difficile e faticoso perché ci mette davanti i nostri limiti, le nostre paure, i nostri condizionamenti. Necessita di tempo per essere concesso, perché è un percorso a volte difficile e promuoverlo prematuramente sarebbe nocivo, in quanto andrebbe a svalutare la ferita, inoltre non è mai un obbligo nè un dovere, ma una possibilità concreta di rendere quel peso più leggero.

Non può esserci perdono con la mente razionale ma solo con il cuore: il perdono purifica, libera e trasforma. Si agisce da un’altra dimensione, una dimensione dell’anima, del cuore.

Ecco perché vivo l’esperienza di Dio perché agisco con l’anima. Nel Divino faccio cose giuste, fluide, naturali.

Il perdono si radica nella verità!

ESERCIZIO: I 6 PASSI VERSO IL PERDONO

  1. Fai una lista di persone che ritieni ti abbiano ferito e che rende giustificato l’atto del perdono
  2. Scegli una persona della lista (questo esercizio lo potrai fare con tutte le persone che hai identificato)
  3. Quando ti senti pronto prendi la tua decisione: perdono o non perdono, qualsiasi sia la tua scelta sarà quella giusta per questo momento della tua vita.
  4. Esci dalla mente giudicante e riconosci oltre al tuo dolore anche il dolore dell’altro.
  5. Metti il tuo cuore in connessione con la persona che hai scelto.
  6. Pensa ad un qualsiasi dono che potresti offrire alla persona che ti ha recato sofferenza. Se non te la senti, non importa, visualizza la persona che hai identificato e pronuncia mentalmente queste frasi: che tu possa essere libero dalla sofferenza e dalle sue cause. Ricordati che è molto importante che tu rivolga anche a te stesso i medesimi auspici.

Eleonora Dott.ssa Radici, Counselor Psicosomatico Integrato e Facilitatrice Mindfulness (MBSR)

TEMPO DI LETTURA: 5 MINUTI

Viviamo in una società frenetica, con ritmi stressanti e sostenuti, prestazioni sempre migliori e performanti costantemente bombardati da stimoli legati al fare, all’ottenere, a discapito di una modalità dell’essere. Siamo abituati ad agire con il pilota automatico, senza comprendere cosa stiamo facendo e sentendo, con l’obiettivo di raggiungere una meta. Questo atteggiamento porta nella maggior parte dei casi a vivere esperienze stressanti e di disagio poiché tendiamo a perdere il contatto con il nostro mondo interiore e il nostro corpo a favore dell’ambiente esterno. Se siamo oberati di cose da fare la nostra mente tenderà a discriminare gli stimoli scegliendo di ricordarne alcuni a discapito di altri.

Sviluppare la consapevolezza significa portare attenzione a ciò che accade in quel dato momento, vivere l’esperienza per poterla registrare nella memoria. Se vivo appieno una situazione, un dialogo senza pensare ad altro, se cucino senza pensare alla lavatrice la mia mente riuscirà a immagazzinare più informazioni possibili evitando dimenticanze e incidenti inutili.

La mente può fare solo una cosa alla volta: se la tartassiamo di stimoli andrà in tilt. Ecco perché spesso ci sentiamo stanchi, affaticati, confusi, frustrati, incapaci, inconcludenti: pretendiamo troppo da noi stessi. Modificare atteggiamento e modo di pensiero è la strada verso una vita più serena e appagante.

Dimenticare funge anche da difesa psicologica attraverso la quale la nostra mente si distacca e si protegge dalla sofferenza. Se viviamo un evento che per noi è doloroso la nostra difficoltà sta nell’integrarlo nelle nostre esperienze. Il disagio viene spesso rappresentato come una rottura, incompatibile e inconciliabile con il nostro sé, rimane indicibile, spedito nella memoria più lontana.

Non è la qualità dell’evento in sé a fare dell’emozione un fattore limitante o facilitante la memorizzazione, quanto il suo grado di elaborazione.

Accettare la trasformazione del dolore non significa dimenticare ma saperlo abbracciare, includere nella nostra vita.

Quando proviamo sofferenza siamo soliti relegarla nell’oblio. Vogliamo dimenticare il fatto accaduto, proviamo rabbia e sconforto quando qualcuno ce lo rammenta. Le sofferenze fanno parte della vita ma è come noi reagiamo o rispondiamo ad esse che fa la differenza. Se adottiamo un comportamento annullante questi eventi saranno gli scheletri del nostro armadio, diversamente se adottiamo un atteggiamento di integrazione sarà un arricchimento e insegnamento per la nostra esistenza. Tutto ciò che accade nella nostra vita è un’opportunità per la nostra evoluzione. Se ci appare, se accade, se ci “capita”  la domanda più significativa sarebbe: cosa mi sta insegando questa esperienza? Con questa esperienza cosa posso conoscere di me?

Al contrario le nostre affermazioni davanti ad un evento spiacevole sono spesso di lamento: perché proprio a me? Cosa ho fatto di male? sono sfortunata/o? è colpa sua? …

Il nostro lavoro personale non consiste nel dimenticare il passato né le persone che ci hanno fatto soffrire, ma di integrare tutte quelle esperienze nel nostro presente, in qualità di esperienze e di apprendimenti.

La pratica della meditazione Mindfulness  è la via verso il benessere.

L’attitudine alla presenza mentale ci aiuta a disinserire il pilota automatico, portando attenzione a ciò che accade in ogni momento; ci permette di non essere travolti dai pensieri ma di osservarli per quello che sono, ovvero fatti mentali che spesso non corrispondono alla realtà; ci offre la possibilità di conoscere le nostre emozioni attraverso un atteggiamento non giudicante e accogliente; ci dà la possibilità di imparare a rispondere anziché reagire allo stress, affrontando i problemi con nuove soluzioni; ci permette di riportare a coscienza, di affrontare la sofferenza non con la paura ma con gentilezza e compassione.

La Mindfulness è un modo di essere, una modalità di esistenza che ci permette di riappropriarci del nostro corpo, della nostra mente, delle nostre esperienze momento per momento. È una capacità umana, una consapevolezza profonda che rende possibile l’apertura all’esperienza come parte integrante di noi stessi. È accettazione di sé senza i consueti condizionamenti, È conoscenza di sé. È osservazione dell’evento per come appare senza filtri. È gentilezza e compassione verso se stessi e verso gli altri.

Rimanere nel momento presente senza reagire automaticamente consente di ridurre il senso di colpa conseguente la messa in atto di strategie distruttive.

La meditazione non richiede che la persona rivisiti l’evento doloroso in maniera narrativa, bensì prevede un incontro diretto con gli effetti (sulla mente e il corpo) dell’esposizione al disagio, così come sono nel momento in cui emergono. Aiuta le persone a diventare più consapevoli, gentili e compassionevoli con se stessi eliminando il giudizio e l’interpretazione riducendo così l’impatto emotivo negativo dovuto all’esposizione all’evento traumatico.

“Non ignorare la tua sofferenza ma non dimenticare di gioire delle meraviglie della vita”.

Thich Nhat Hanh

ESERCIZIO: CHI VIENE TROVARMI OGGI?

Quando sei consapevole di provare resistenza per qualche cosa che giudichi scomodo, doloroso o negativo puoi provare con questo esercizio.

Immagina che ciò che senti sia una persona che conosci che hai invitato a casa tua, aprile la porta e falla entrare con gentilezza: accoglila offrendole un bicchiere d’acqua o un caffè.

Rifiutare l’emozione significa indispettirla, tornerebbe a bussare alla porta reclamando la tua attenzione.

Ora che l’emozione ha trovato il suo spazio, ascolta le sensazioni associate a questa emozione. Paura, rabbia, ecc. sono solo etichette che utilizziamo per dare un nome a ciò che proviamo. Un passo importante per integrare le tue emozioni consiste nel sperimentare nel corpo.

Inizia a esplorare queste sensazioni con un atteggiamento aperto e curioso.

Dove noti che si manifestano nel tuo corpo? Quali caratteristiche possiedono?

Dirigi la tua consapevolezza non giudicante e accettante verso di esse. Resisti alla tentazione di giudicare ciò percepisci, giudizio e resistenza sono nemici dell’accettazione.

Nessuna emozione è “cattiva”, sono solo sensazioni corporee.

Se ti accorgi di avere dei pensieri giudicanti, consenti ad essi di venire a galla nella tua mente e lasciali andare. Combattere questi pensieri non farebbe altro che amplificarli, limitati quindi a notarli e a registrarli. Continua ad osservare in modo amichevole la tua esperienza interna per qualche minuto. Potresti notare un senso di leggerezza.  Questo è un segnale che l’emozione si è alzata da dove era seduta e se ne sta andando.

Mantieni per qualche istante ancora la tua attenzione al momento presente e sul tuo respiro. Praticando questa tecnica ti accorgerai che nessuna emozione negativa resiste a lungo tutto si trasforma tutto è impermanente.

Questa modalità ti permette di vedere le tue emozioni spiacevoli in modo nuovo, da un’altra angolazione: dai loro il benvenuto piuttosto che rifiutarle.

Ricorda che quando un’emozione è sgradevole non ti darà tregua e busserà continuamente alla porta della tua mente: è giunto il momento di praticare l’accettazione. Falla entrare, abbracciala, dalle il benvenuto, sii gentile e falla accomodare.  Così come è venuta, se ne andrà.

Buona Pratica!

 

Eleonora Dott.ssa Radici, Counselor Psicosomatico Integrato e Facilitatrice Mindfulness (MBSR)

TEMPO DI LETTURA: 3 MINUTI

Le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita: sono come una bussola interna, ci guidano.

Tuttavia quando ci facciamo travolgere da esse, quando non le riconosciamo e le accettiamo come strumenti per orientarci ecco che possono creare disagio, difficoltà e sofferenza. Le emozioni sono un fenomeno molto complesso, spesso vengono anche confuse con i sentimenti e gli stati d’animo.

Se guardiamo l’etimologia della parola sono delle azioni che vengono veicolate attraverso il sangue, quindi entrano proprio dentro il nostro corpo e lo coinvolgono nella sua totalità condizionandone il funzionamento. Non solo informano le nostre vite, determinano le nostre azioni e i nostri comportamenti. Sono risposte innate, composte da fenomeni involontari, automatici e simultanei, che coinvolgono sia il corpo che la mente. 

Le emozioni sono risposte, cioè modifiche del nostro sistema nervoso, a degli stimoli sia interni (un pensiero ad esempio) che esterni (forare la ruota di una macchina).

Questi cambiamenti li possiamo notare:

  • nella frequenza cardiaca
  • nella temperatura corporea
  • nelle espressioni facciali
  • nell’attivazione muscolare 
  • nel livello di ossigeno del sangue.

Ma anche da aspetti cognitivi, come:

  • la valutazione della natura dello stimolo (appraisal)
  • i cambiamenti verbali 
  • la tendenza all’azione
  • la messa in atto di un comportamento specifico (per esempio, aggredire se siamo arrabbiati o scappare se siamo spaventati).

 

Esistono tuttavia degli strumenti che ci aiutano a modificare queste reazioni, la cosiddetta regolazione emotiva che ci aiuta a calmarci, a vedere gli eventi da un altro punto di vista, ci aiuta ad ascoltare l’altro e noi stessi…insomma ci aiuta a stare meglio.

Come detto all’inizio le emozioni ci servono come bussola nei processi decisionali, nella nostra capacità di giudizio e di ragionamento.

Ci danno informazioni su noi stessi, sulle nostre necessità, su chi siamo e su dove vogliamo andare. Darwin sosteneva che le emozioni sono indispensabili da un punto di vista evolutivo: sono il risultato di un lungo processo di adattamento che ha reso più efficaci le risposte degli esseri umani all’ambiente circostante, garantendo la sopravvivenza della specie. Per esempio: senza paura non ci fermeremmo al semaforo rosso; senza rabbia non ci difenderemmo dalle ingiustizie e dalle offese; senza la tristezza non riusciremmo a elaborare i lutti e le perdite.

Pertanto le emozioni ci attivano a livello neurofisiologico properandoci all’azione, comunicano agli altri come ci sentiamo ma soprattutto a noi stessi.

Alcuni studiosi hanno catalogato le emozioni in primarie e secondarie.

➤ Quelle primarie sono: la paura, la tristezza, la rabbia, il disgusto, la gioia.

➤ Quelle secondarie sono: l’allegria, il rammarico, la delusione, la vergogna, l’orgoglio, la gelosia, la speranza e il senso di colpa.

Ricordiamoci che nessuna emozione è più importante di un’altra la conoscenza di esse ci è utile per il nostro benessere e la nostra salute.

Tuttavia quando le emozioni sono fuori controllo e ci facciamo travolgere da esse possono creare dei seri disagi, possono generare sofferenza in chi le sente.

La psicologia Orientale ci aiuta ed insegna, con diverse pratiche quali per esempio la mindfulness, la meditazione e lo yoga, a riconoscere, accettare e lasciare andare le emozioni come elemento naturale di ogni esistenza. 

Il Counseling ( relazione di aiuto) può aiutarci a mettere a fuoco i fattori di vulnerabilità e a darci gli strumenti per regolare meglio l’intensità dei nostri stati emotivi. Può aiutarci a dare un nome alle emozioni e conoscerne l’origine…passi fondamentali per il proprio benessere.

Eleonora Dott.ssa Radici, Counselor Psicosomatico Integrato e Facilitatrice Mindfulness (MBSR)

TEMPO DI LETTURA: 3 MINUTI

In occidente la ferita, la rottura e la cicatrice hanno un’accezione negativa, legata al dolore, alla vergogna, al senso di colpa e al fallimento.
Nella cultura giapponese, al contrario, questo è fonte di bellezza e ogni cicatrice ha un valore importante.

Su questa idea si fonda la tecnica del Kintsugi, che consiste nell’utilizzo di metalli preziosi, come oro e argento, per la riparazione degli oggetti.
Questa tecnica ci offre spunti di riflessione meravigliosi.
Quando ti capita di vivere una situazione di disagio o di malessere non rimanere intrappolato nel ruolo della vittima, credendo che tutto accada perché devi essere punito o perché hai sbagliato qualcosa.
Esci dalla mente giudicante vittimistica e osserva l’esperienza come un’occasione per imparare qualcosa di te, per scoprirti e conoscerti.
Alimenta questo atteggiamento di crescita e di fiducia ti permetterà di non sentirti travolto dagli eventi ma protagonista della tua intera vita.
Questo tipo di attitudine favorisce la positività, accresce la fiducia in te stesso, migliora le relazioni, ti sentirai più sereno e in pace…insomma potrai soltanto che essere FELICE!
Fai dono delle imperfezioni e delle crepe, ricostruisci te stesso nella tua forma migliore

ESERCIZIO DI KINTSUGI

Prendi un qualsiasi oggetto che trovi a casa che si sia rotto ( collana, vaso, bicchiere, calzino) apriti alla creatività e trova il TUO modo migliore per ripararlo. Ma non solo… rendilo ancora più bello, sperimentatati, sii creativo!
Poi appoggialo in un posto di casa ben visibile, quando credi che tutto sia irreparabile osservalo e chiedi a lui l’ispirazione per poterti aiutare, chiedila col cuore e affidati!
Lascia che tutto si sveli … Buona pratica!

Eleonora Dott.ssa Radici, Counselor Psicosomatico Integrato e Facilitatrice Mindfulness (MBSR)

TEMPO DI LETTURA: 3 MINUTI

COSA È LA ZONA DI COMFORT?

La zona di comfort è la nostra area psicologica (nulla di fisico e reale) in cui tutto è conosciuto e famigliare, quella sfera dove non hai difficoltà a muoverti liberamente e nella quale ti senti sempre a tuo agio, libero da stress e da ansia.

Quando siamo nel nostro mondo siamo a nostro agio, compiamo cose che sappiamo fare, non solo a livello fisico e materiale, lo facciamo anche con nostri schemi mentali. Riproponiamo in ogni circostanza il nostro schema di origine perché lì ci riconosciamo, sappiamo cosa fare, come reagire e cosa aspettarci.

Se non sono stato voluto da piccolo, da grande vedrò in ogni relazione il fatto di non essere accettato, lo vedo all’esterno negli atteggiamenti degli altri e lo metterò in scena con comportamenti che verificheranno la mia ipotesi…il pensiero crea la realtà!

Non importa se l’altro ci mostrerà il contrario di quello che pensiamo, noi andremo avanti imperterriti nel nostro schema di pensiero.

Stare nella zona di comfort significa stare nel controllo, nel giudizio, identificati nel ruolo del perseguitato e nella paura.

Piano piano la nostra zona di comfort diventa la nostra prigione!

Siamo soliti identificarci nel ruolo di vittima, ci lamentiamo ma non facciamo nulla per modificare lo stato delle cose. Il giardino di ortis: zone di comfort, paura, apprendimento, crescita

Non è sicuramente con la mente razionale (controllante, giudicante) che avviene tutto ciò ma attraverso una mente poetica e creativa.

Lo si fa a piccoli passi, cambiando i nostri atteggiamenti, sostituendo le reazioni a favore delle risposte. E ciò accade quando siamo presenti a noi stessi, quando ci conosciamo, quando siamo consapevoli di ciò che accade, mentre accade, quando siamo presenti a noi stessi.

La consapevolezza la percepiamo solo a posteriori ma attraverso la pratica possiamo famigliarizzare con essa e vivere attimo dopo attimo, momento dopo momento ogni istante. Raggiungere questo stato è un momento di pura magia e pace.

Uscire dalla zona di comfort significa darsi la possibilità di conoscere il nuovo, stare nello spazio delle 1000 possibilità, coltivare il coraggio mossi dalla fede, una fede che comprende ( prende dentro di se) e accoglie quello che siamo, cosi come siamo.

Puoi scegliere di esercitare il controllo nella tua vita o agire a cuore aperto, affidandoti con fede, perché sai sempre cosa fare. Porta fiducia nella tua natura di essere senziente, di essere che sa!

La tua vera natura è il darsi, l’offrirsi, è la fiducia in se stessi.

Questo salto lo puoi fare nelle piccole cose di ogni giorno, stando in quello che c’è in qualsiasi momento della giornata. Sentirai una forza nascere da dentro, nascerà da sola la consapevolezza il fuoco della fede.

La pratica meditativa insegna proprio questo: stare, osservare, lasciare andare ogni ansia, paura e controllo…..nella pratica farai esperienza della tua fede e della tua forza interiore.

Se tu ti dai le cose vengono a te, se hai fede totale nell’universo, l’universo viene a te.

Esci dall’automatismo della ripetitività, del controllo e vivi ogni cosa con la mente del principiante, come se ogni esperienza tu la vivessi per la prima volta, guardala e vivila con gli occhi di un bambino, con la stessa enfasi e gioia.

Uscire dalla zona di comfort è vivere nella fede.

ESERCIZIO

  1. Parti dalla tua ZONA DI COMFORT e scrivi tutte quelle abitudini che ti fanno sentire al tuo agio ma che ti frenano dal vivere nuove esperienze in grado di farti crescere e migliorare.
  2. Pensa tutto ciò che vorresti essere o fare, e segnalo nel secondo cerchio, la ZONA DI CRESCITA. Qui raccogli quei progressi che vorresti compiere, che magari ti spaventano un po’, ma che senti di essere pronte per affrontali, sono piccole sfide da compiere pian piano a piccoli passi. Senti che sono vere opportunità per te.
  3. PENSA IN GRANDE. L’area più esterna è anche la più ampia. Qui puoi scrivere tutti i tuoi sogni e i tuoi progetti per il futuro che al momento potrebbero apparirti irrealizzabile ma che, solo seguendo il percorso passo a passo della zona di comfort alla zona di crescita possono diventare realtà

Eleonora Dott.ssa Radici, Counselor Psicosomatico Integrato e Facilitatrice Mindfulness (MBSR)