Stare chiusi per tanto tempo in casa o uscire saltuariamente per assolvere ai bisogni di prima necessità può averci abituato alla visione – e al vissuto – di orizzonti concreti piuttosto limitati, circoscritti.

Nella prospettiva di recuperare una mobilità maggiore e di poter vivere spazi diversi, variegati del contesto in cui siamo inseriti, anche il nostro sistema percettivo è chiamato a “riabituarsi” a luci, ampiezze, odori, colori, spazi, sensazioni tattili e motorie differenti.

L’espansione di orizzonti, percezioni sensoriali e movimento possono dare, in prima battuta, un senso di “disorientamento” o di intensità insoliti. Dobbiamo tornare ad allenare occhi, orecchie, naso, a percepire maggiori e diversificati segnali.

Che effetto ci fa volgere lo sguardo e lasciar appoggiare i nostri occhi su sfondi, distanze più vasti? Che cosa proviamo se ci soffermiamo per qualche istante ad “assaporare” i nuovi odori che ci arrivano? Come reagisce il corpo quando entra nuovamente in contatto con ampiezze amplificate, stimoli variegati, suoni diversi e possibilità motorie riacquistate? Al di là delle percezioni grossolane proviamo a cogliere e amplificare anche le percezioni più sottili, del nostro essere in connessione con qualcosa di diverso da ciò che ha conosciuto e sperimentato negli ultimi due mesi. Che sottili corde tocca dentro di noi? Cosa notiamo?

Dottoressa Patrizia Pascucci – psicoterapeuta ad approccio corporeo integrato

La quarantena prolungata e l’impossibilità di azione hanno messo in sospeso, in molti di noi, la nostra facoltà di prendere decisioni e fare scelte. Abbiamo procrastinato molte azioni o il momento di prendere alcune posizioni, non avendo di fatto l’opportunità di dare seguito alle nostre intenzioni o desideri. Con la ripresa di molte attività ricompare la possibilità di tornare al centro delle nostre vite, di risentirci attori e protagonisti attivi del nostro vivere.

Come ci fa sentire riprendere in mano le nostre vite in modo attivo? Qual è l’emozione che contattiamo? Entusiasmo, eccitazione, curiosità o piuttosto paura, chiusura, resistenza?

Che effetto ci fa contattare queste sensazioni? Cosa dice di noi? Ci rimanda qualcosa di noto rispetto alla conoscenza che abbiamo di noi stessi o è qualcosa di nuovo, di diverso dall’immagine che avevamo di noi?

Dottoressa Patrizia Pascucci – psicoterapeuta ad approccio corporeo integrato

Abbiamo vissuto un allontanamento forzato da luoghi, persone, attività consuete, limitando la nostra vita quotidiana, per quanto possibile, a spazi e funzioni ristretti. Riacquistare nuovamente maggiori possibilità di movimento, di incontro, di azione, per quanto gradatamente, può suscitare risposte diverse, in funzione della maggiore o minore corrispondenza che lo stile di vita pre-emergenza aveva rispetto ai nostri desideri, ai nostri bisogni e ai nostri valori.

Con la ripresa riacquistiamo o torniamo a perdere la nostra libertà? Di che cosa abbiamo veramente bisogno? Quanto ascolto riusciamo a dare alle richieste, alle esigenze che il corpo, attraverso le emozioni e le sensazioni, ci comunica? Che cosa, del tipo di vita che stiamo tornando a vivere, ci corrisponde e che cosa no? Che cosa cambieremmo per sentirci veramente “noi stesse/i”?

Dottoressa Patrizia Pascucci – psicoterapeuta ad approccio corporeo integrato

Negli scorsi 2 mesi di quarantena abbiamo dovuto fare i conti con una revisione radicale delle nostre abitudini e della gestione dei nostri ritmi: molti di noi possono aver sperimentato una sorta di perdita del senso del tempo.

Ora siamo chiamati a confrontarci con una graduale ripresa delle modalità – e dei tempi -precedenti all’isolamento.

Che effetto ci fa l’idea di tornare ai vecchi ritmi? Ci rassicura? Ci spaventa? Qualcosa dentro di noi si “appoggia” o si agita? Cosa sentiamo nel corpo se ci focalizziamo sulle differenze di ritmo tra prima e dopo lockdown? Proviamo con l’immaginazione a oscillare da una situazione all’altra: cosa cambia nel nostro sentire?

Quali considerazioni ci porta a fare questo ascolto? Che bisogni abbiamo contattato o quali informazioni ci sono arrivate dal nostro sentire?

Trova un momento per te, stai nel tuo respiro e contatta il tuo sentire…. osserva…senza giudizio…il resto viene da se…. ricorda che “i perché“ sono della mente…. semplicemente sii l’osservatore di te stesso!

Dottoressa Patrizia Pascucci – psicoterapeuta ad approccio corporeo integrato

L’isolamento di queste settimane probabilmente ha fatto percepire a tutti noi, in modi e intensità diversi, la mancanza fisica, concreta di persone più o meno care, di presenze umane a cui siamo connessi a vario titolo. Ha implicato che anche noi, in varia misura, ci “celassimo” allo sguardo altrui.

Ora torneremo gradualmente a “vedere e farci vedere”, a sentire nuovamente la presenza degli altri, l’energia delle altre persone, a percepirne il movimento, le figure, il “campo” di esistenza. E, allo stesso tempo, a condividere di nuovo il nostro respiro, il nostro corpo, il nostro movimento, con altri.

Che effetto ci fa? Che cosa si muove dentro di noi quando ci connettiamo con questa idea? Che risposte ci invia il nostro corpo? Che qualità hanno le sensazioni che contattiamo? Dove le sentiamo? Ci sono delle chiusure/aperture, delle espansioni o contrazioni? Qualcosa dentro di noi si ammorbidisce o si irrigidisce? Cosa cambia nel modo in cui ci sentiamo dentro la nostra pelle?

Proviamo a farci queste domande da diversi punti di vista:

  • al pensiero di tornare a percepire le altre presenze
  • al pensiero di tornare a offrire la nostra presenza al mondo esterno

L’invito, come sempre, è quello di non giudicare ciò che contattiamo durante questo ascolto, ma semplicemente osservarlo, guardarlo con curiosità e rispetto. Possiamo accettare e abbracciare quello che ci racconta di noi?

Dottoressa Patrizia Pascucci – psicoterapeuta ad approccio corporeo integrato

Da oggi abbiamo la possibilità di muoverci maggiormente fuori casa. Uno dei primi temi che voglio proporre è legato alla necessità di indossare le mascherine ed eventualmente altri dispositivi di protezione. Sembra un aspetto banale e secondario a fronte del recupero di una certa libertà di movimento, ma lo è davvero?  Ecco, di seguito, alcuni spunti di riflessione, alcune domande. L’obiettivo non è “giudicare” se sia giusto o sbagliato indossare delle protezioni, ma ascoltare che cosa muove in noi sentirle addosso. E se l’ascolto muove in noi delle re-azioni, notiamolo, semplicemente, proviamo a rimanere in contatto con quello che emerge, respirando, e guardando come degli osservatori il nostro vissuto.

Tutti, credo, abbiamo fatto l’esperienza di indossare una mascherina:

Come ci siamo sentiti? Che sensazioni abbiamo provato? Come ha reagito il nostro corpo/quale parte del corpo? Che effetto fa su di noi l’idea di interagire con altre persone indossando questi dispositivi? Cosa cambia nel nostro sentire e nel modo in cui ci approcciamo agli altri e al mondo? E relazionarci con persone dal volto coperto per metà, cosa provoca in noi? Dove va la nostra attenzione? Cosa cogliamo di diverso? Qualcosa si amplifica o si contrae? Quanto l’indossare una maschera “sostiene” le nostre paure, le nostre chiusure, e quanto invece ci limita e frustra? Quanto ci sentiamo contenuti e quanto compressi, deprivati?

Queste sono solo alcune delle domande che possono emergere se, per qualche istante, decidiamo di porre attenzione all’ascolto di noi stessi rispetto ad una modalità, del tutto nuova per noi, di muoverci nel mondo e di interagire con le persone. Condividere le vostre riflessioni e osservazioni può rappresentare un momento che dedicate a voi stessi per aiutarvi ad ascoltare e metabolizzare questa esperienza, tutt’altro che scontata, e che ci vedrà coinvolti per diverso tempo ancora.

Dottoressa Patrizia Pascucci – psicoterapeuta ad approccio corporeo integrato