il giardino di ortis - il perdono

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Accade spesso durante la nostra esistenza che ci troviamo difronte ad atti ingiusti, persone che ci fanno del male, che ci recano danno, che ci fanno soffrire. La reazione istintiva, che ci è stata tramandata è occhio per occhio, dente per dente. Tu mi fai io ti restituisco e magari spesso anche con gli interessi. Questo tipo di reazione è dettato dalla mente razionale, meccanicistica, egoica che tende a volersi sentire superiore, credendo, illusoriamente, di salvare la sua identità. Se io prevalgo, se ho ragione, ESISTO!

Spesso si è sentito parlare di Perdono: perdona, perdonati!

Ma cosa è il perdono?

Il primo ad utilizzare questa parola fu Francesco D’Assisi scrivendo questa frase: «Beati quelli che perdonano per lo Tuo Amore».

Qualcuno sostiene che solo Dio può perdonare. Tuttavia anche l’uomo può decidere se farlo o meno quando vedrà nell’altro la sofferenza che cause le sue azioni.  Senza visione non può esserci perdono, potrà tutt’al più esserci distacco, allontanamento.

Perché tutti dicono che è un dono se è così faticosa?

 “Il perdono è un’arma potente, perché libera l’anima e rimuove la paura”, scriveva Nelson Mandela.

Il dono del perdono è la libertà. L’atto del perdono ci libera dalle ferite del passato per integrarle, farle nostre e riappacificarci. Esso è incondizionato: o perdono o non perdono. Se compio questo atto deve essere incondizionato, senza se e senza ma, arriva spontaneamente dal cuore ed esso non ha clausole ne condizioni, senza che l’altro lo meriti, lo chieda o lo sappia. Di certo non può arrivare dalla mente.

Quando qualcuno ci procura dolore abbiamo due strade: la vendetta ( anche ignorare è una forma di vendetta) o il perdono. La prima strada preclude la possibilità di una riconciliazione, non concede spazio per rinunciare all’odio o al rancore. Il perdono, di contro, implica la rinuncia alla rabbia, al risentimento e alla rivendicazione.

Se desidero che l’offesa non provochi dolore dovrò seguire la strada del perdono, spesso considerata come atto di debolezza al contrario rivela un senso di libertà, pace e leggerezza.

Il perdono è un PROCESSO DI CAMBIAMENTO, che a volte risulta difficile e faticoso perché ci mette davanti i nostri limiti, le nostre paure, i nostri condizionamenti. Necessita di tempo per essere concesso, perché è un percorso a volte difficile e promuoverlo prematuramente sarebbe nocivo, in quanto andrebbe a svalutare la ferita, inoltre non è mai un obbligo nè un dovere, ma una possibilità concreta di rendere quel peso più leggero.

Non può esserci perdono con la mente razionale ma solo con il cuore: il perdono purifica, libera e trasforma. Si agisce da un’altra dimensione, una dimensione dell’anima, del cuore.

Ecco perché vivo l’esperienza di Dio perché agisco con l’anima. Nel Divino faccio cose giuste, fluide, naturali.

Il perdono si radica nella verità!

ESERCIZIO: I 6 PASSI VERSO IL PERDONO

  1. Fai una lista di persone che ritieni ti abbiano ferito e che rende giustificato l’atto del perdono
  2. Scegli una persona della lista (questo esercizio lo potrai fare con tutte le persone che hai identificato)
  3. Quando ti senti pronto prendi la tua decisione: perdono o non perdono, qualsiasi sia la tua scelta sarà quella giusta per questo momento della tua vita.
  4. Esci dalla mente giudicante e riconosci oltre al tuo dolore anche il dolore dell’altro.
  5. Metti il tuo cuore in connessione con la persona che hai scelto.
  6. Pensa ad un qualsiasi dono che potresti offrire alla persona che ti ha recato sofferenza. Se non te la senti, non importa, visualizza la persona che hai identificato e pronuncia mentalmente queste frasi: che tu possa essere libero dalla sofferenza e dalle sue cause. Ricordati che è molto importante che tu rivolga anche a te stesso i medesimi auspici.

Eleonora Dott.ssa Radici, Counselor Psicosomatico Integrato e Facilitatrice Mindfulness (MBSR)