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Viviamo in una società frenetica, con ritmi stressanti e sostenuti, prestazioni sempre migliori e performanti costantemente bombardati da stimoli legati al fare, all’ottenere, a discapito di una modalità dell’essere. Siamo abituati ad agire con il pilota automatico, senza comprendere cosa stiamo facendo e sentendo, con l’obiettivo di raggiungere una meta. Questo atteggiamento porta nella maggior parte dei casi a vivere esperienze stressanti e di disagio poiché tendiamo a perdere il contatto con il nostro mondo interiore e il nostro corpo a favore dell’ambiente esterno. Se siamo oberati di cose da fare la nostra mente tenderà a discriminare gli stimoli scegliendo di ricordarne alcuni a discapito di altri.

Sviluppare la consapevolezza significa portare attenzione a ciò che accade in quel dato momento, vivere l’esperienza per poterla registrare nella memoria. Se vivo appieno una situazione, un dialogo senza pensare ad altro, se cucino senza pensare alla lavatrice la mia mente riuscirà a immagazzinare più informazioni possibili evitando dimenticanze e incidenti inutili.

La mente può fare solo una cosa alla volta: se la tartassiamo di stimoli andrà in tilt. Ecco perché spesso ci sentiamo stanchi, affaticati, confusi, frustrati, incapaci, inconcludenti: pretendiamo troppo da noi stessi. Modificare atteggiamento e modo di pensiero è la strada verso una vita più serena e appagante.

Dimenticare funge anche da difesa psicologica attraverso la quale la nostra mente si distacca e si protegge dalla sofferenza. Se viviamo un evento che per noi è doloroso la nostra difficoltà sta nell’integrarlo nelle nostre esperienze. Il disagio viene spesso rappresentato come una rottura, incompatibile e inconciliabile con il nostro sé, rimane indicibile, spedito nella memoria più lontana.

Non è la qualità dell’evento in sé a fare dell’emozione un fattore limitante o facilitante la memorizzazione, quanto il suo grado di elaborazione.

Accettare la trasformazione del dolore non significa dimenticare ma saperlo abbracciare, includere nella nostra vita.

Quando proviamo sofferenza siamo soliti relegarla nell’oblio. Vogliamo dimenticare il fatto accaduto, proviamo rabbia e sconforto quando qualcuno ce lo rammenta. Le sofferenze fanno parte della vita ma è come noi reagiamo o rispondiamo ad esse che fa la differenza. Se adottiamo un comportamento annullante questi eventi saranno gli scheletri del nostro armadio, diversamente se adottiamo un atteggiamento di integrazione sarà un arricchimento e insegnamento per la nostra esistenza. Tutto ciò che accade nella nostra vita è un’opportunità per la nostra evoluzione. Se ci appare, se accade, se ci “capita”  la domanda più significativa sarebbe: cosa mi sta insegando questa esperienza? Con questa esperienza cosa posso conoscere di me?

Al contrario le nostre affermazioni davanti ad un evento spiacevole sono spesso di lamento: perché proprio a me? Cosa ho fatto di male? sono sfortunata/o? è colpa sua? …

Il nostro lavoro personale non consiste nel dimenticare il passato né le persone che ci hanno fatto soffrire, ma di integrare tutte quelle esperienze nel nostro presente, in qualità di esperienze e di apprendimenti.

La pratica della meditazione Mindfulness  è la via verso il benessere.

L’attitudine alla presenza mentale ci aiuta a disinserire il pilota automatico, portando attenzione a ciò che accade in ogni momento; ci permette di non essere travolti dai pensieri ma di osservarli per quello che sono, ovvero fatti mentali che spesso non corrispondono alla realtà; ci offre la possibilità di conoscere le nostre emozioni attraverso un atteggiamento non giudicante e accogliente; ci dà la possibilità di imparare a rispondere anziché reagire allo stress, affrontando i problemi con nuove soluzioni; ci permette di riportare a coscienza, di affrontare la sofferenza non con la paura ma con gentilezza e compassione.

La Mindfulness è un modo di essere, una modalità di esistenza che ci permette di riappropriarci del nostro corpo, della nostra mente, delle nostre esperienze momento per momento. È una capacità umana, una consapevolezza profonda che rende possibile l’apertura all’esperienza come parte integrante di noi stessi. È accettazione di sé senza i consueti condizionamenti, È conoscenza di sé. È osservazione dell’evento per come appare senza filtri. È gentilezza e compassione verso se stessi e verso gli altri.

Rimanere nel momento presente senza reagire automaticamente consente di ridurre il senso di colpa conseguente la messa in atto di strategie distruttive.

La meditazione non richiede che la persona rivisiti l’evento doloroso in maniera narrativa, bensì prevede un incontro diretto con gli effetti (sulla mente e il corpo) dell’esposizione al disagio, così come sono nel momento in cui emergono. Aiuta le persone a diventare più consapevoli, gentili e compassionevoli con se stessi eliminando il giudizio e l’interpretazione riducendo così l’impatto emotivo negativo dovuto all’esposizione all’evento traumatico.

“Non ignorare la tua sofferenza ma non dimenticare di gioire delle meraviglie della vita”.

Thich Nhat Hanh

ESERCIZIO: CHI VIENE TROVARMI OGGI?

Quando sei consapevole di provare resistenza per qualche cosa che giudichi scomodo, doloroso o negativo puoi provare con questo esercizio.

Immagina che ciò che senti sia una persona che conosci che hai invitato a casa tua, aprile la porta e falla entrare con gentilezza: accoglila offrendole un bicchiere d’acqua o un caffè.

Rifiutare l’emozione significa indispettirla, tornerebbe a bussare alla porta reclamando la tua attenzione.

Ora che l’emozione ha trovato il suo spazio, ascolta le sensazioni associate a questa emozione. Paura, rabbia, ecc. sono solo etichette che utilizziamo per dare un nome a ciò che proviamo. Un passo importante per integrare le tue emozioni consiste nel sperimentare nel corpo.

Inizia a esplorare queste sensazioni con un atteggiamento aperto e curioso.

Dove noti che si manifestano nel tuo corpo? Quali caratteristiche possiedono?

Dirigi la tua consapevolezza non giudicante e accettante verso di esse. Resisti alla tentazione di giudicare ciò percepisci, giudizio e resistenza sono nemici dell’accettazione.

Nessuna emozione è “cattiva”, sono solo sensazioni corporee.

Se ti accorgi di avere dei pensieri giudicanti, consenti ad essi di venire a galla nella tua mente e lasciali andare. Combattere questi pensieri non farebbe altro che amplificarli, limitati quindi a notarli e a registrarli. Continua ad osservare in modo amichevole la tua esperienza interna per qualche minuto. Potresti notare un senso di leggerezza.  Questo è un segnale che l’emozione si è alzata da dove era seduta e se ne sta andando.

Mantieni per qualche istante ancora la tua attenzione al momento presente e sul tuo respiro. Praticando questa tecnica ti accorgerai che nessuna emozione negativa resiste a lungo tutto si trasforma tutto è impermanente.

Questa modalità ti permette di vedere le tue emozioni spiacevoli in modo nuovo, da un’altra angolazione: dai loro il benvenuto piuttosto che rifiutarle.

Ricorda che quando un’emozione è sgradevole non ti darà tregua e busserà continuamente alla porta della tua mente: è giunto il momento di praticare l’accettazione. Falla entrare, abbracciala, dalle il benvenuto, sii gentile e falla accomodare.  Così come è venuta, se ne andrà.

Buona Pratica!

 

Eleonora Dott.ssa Radici, Counselor Psicosomatico Integrato e Facilitatrice Mindfulness (MBSR)